Vivo
Ecco dei versi ispirati da un momento della mia vita. Lo stile ricorda in un certo senso alcune poesie di Giovanni Pascoli (assenza di un metro, ma presenza di ciò che Pascoli chiama Fanciullino, ovvero quel fanciullo insito in noi anche se spesso è soffocato dalla razionalità).
Vivo, ad inseguire un chiarore fugace
nella mutevolezza delle sensazioni.
Ora, un effimero momento di felicità,
ora, una sensazione di vuoto interiore:
un momento di buio che pare non finire.
Ma quel buio luminoso accenna la strada da seguire,
a riflettere, fugare ciò che incupisce il cuore.
Ne sto scrivendo altre… a breve farò sapere qualcosa in più su questa mia passione.
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Chiamiamoli biscotti…
Antefatto: E’ da alcuni giorni che ho il pensiero di preparare dei biscotti al burro. L’idea mi è venuta per provare una ricetta datami da un conoscente, così questo pomeriggio ho trovato il tempo per farli (finalmente!).
Oggi quindi ho preso un uovo, 200 grammi di farina, 100 grammi di zucchero ed inizio ad impastare, ma al momento di incorporare il burro, apro il frigorifero e…
Dov’è il burro? Dov’è il burro? Burro?! Fatti vedere!!! Nooooooo… e ora?!? Cos’è quello lì in fondo? Sugna… mmh va bene, mettiamo la sugna1, prendo settantacinque grammi e poi li sciolgo nel pentolino che uso la mattina per preparare il latte… perfetto… che idea geniale!!!
Dal mio flusso di coscienza2 si evince che ho avuto la bizzarra idea di sostituire il burro con lo strutto1 sciolto che ha reso l’impasto oltremodo oleoso.
Ho avuto per un attimo la voglia di gettare via quel viscido impasto dall’odore penetrante, ma, inizialmente per diletto, mi metto ad impastare con le mani che immediatamente diventano unte e a disporre delle pseudo-polpettine3 di impasto sulla teglia e ad infornarle a 190 °C per 20 minuti.
Vabè sono venuti una schifezza, appena li sforno li butto via… eh vedi, pare che stanno friggendo nel forno… chi me l’ha fatto fare di fare questi biscotti???
Appena pronti e quindi intrisi di tutto il calore dato loro dal forno, assaggio uno dei biscotti che mi friggono4 letteralmente in bocca e consto che i miei biscottini non erano affatto sgradevoli e che non erano degni della fine che pensavo di far fare loro. Ed ecco il risultato:
Sembrano polpette, ma non lo sono!!!
Infine, dopo aver fatto i biscotti, ho deciso di concedermi lo sfizio di calcolare i valori nutrizionali del mio prodotto:
| Energia | 416 kcal (1741 kJ) |
| Carboidrati | 33,1 g |
| Grassi | 41,63 g |
| Proteine | 8,13 g |
| Fibre | 5,6 g |
—
1La sugna o strutto è un prodotto di origine suina ottenuto dal grasso del maiale. Lo idearono gli spagnoli mentre dominavano la Sicilia e lo chiamarono inizialmente saim (tracce di tale nome sono nella parola del dialetto palermitano saìmi).
2Il flusso di coscienza è una tecnica narrativa tipica dei romanzi psicologici d’inizio Novecento (Il fu Mattia Pascal di Pirandello è un esempio di tale genere di romanzi).
3Di solito i biscotti si fanno con le formine o comunque si dà loro una forma graziosa, ma la pessima consistenza dell’impasto rende possibile dare ad essi soltanto la forma di piccole palline.
4Il calore del biscotto, messo in bocca, provoca una leggera evaporazione della saliva, il chè fa sembrare che quel boccone frigga.
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Sul futuro di questo blog
Sebbene lo aggiorni poco, io semplicemente tengo a questo blog e non ho intenzione di abbandonarlo. Stavo invece pensando di definire l’uso che farò di questo spazio.
- Il mio blog non ha una tematica ben precisa, ovvero, oggi posso parlare di matematica, come domani posso parlare di filosofia, più in là posso parlare di me stesso.
- Il mio blog non ha una periodicità determinata, ossia, oggi scrivo quest’articolo e per tre mesi posso non scrivere nulla.
- Non mi interessa chi visita questo blog, né quante visite ho.
- Sono libero di esprimere ciò che desidero.
- Prendo in considerazione quei pochi commenti che ricevo, tuttavia non significa che accetti di tutto.
Riguardo alle foto che pubblico nel blog ritenute da qualcuno scandalose1 posso solo dire in maniera spicciola “il blog è mio e pubblico ciò che voglio io e se mi hai nei preferiti e ciò ti disturba, cancellami pure“.
Tengo a precisare che Domiziano è morto da più di 19 secoli e quindi una censura perpetua2 da parte mia sarebbe come spolverare un baule che contiene solo polvere cercando un tesoro3.
Ho avuto per un attimo un’idea alquanto balzana, ovvero quella di cancellare tutti gli interventi precedenti, ma l’ho abbandonata perchè essi costituiscono una sorta di archivio storico e anche se li cancellassi, qualche traccia potrebbe rimanere su questa utilissima memoria del web4.
—
1si riferisce in particolare ad una foto di due ragazzi maschi che si baciano.
2la censura perpetua istituita dall’imperatore romano Domiziano gli consentiva di gestire arbitrariamente le questioni del senato (poteva addirittura sollevare senatori dalla loro carica o aggiungerne altri). Probabilmente essa fu causa della congiura organizzatagli da alcuni senatori in cui Domiziano morì nel 96.
3è inutile rimestare la polvere in un forziere che contiene solo cenere al fine di cercare un tesoro (il quale ovviamente è inesistente).
4si riferisce alla Wayback Machine, grazie alla quale è possibile tornare indietro e trovare pagine web dal 1996 in poi.
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A volte certe materie sono un po’ difficoltose e per un motivo o per l’altro non si raggiunge la sufficienza in un compito o in un’interrogazione. Anzichè lasciare decidere alla media delle valutazioni il verdetto finale e a fine quadrimestre doversi accontentare di un voto poco soddisfacente, si può recuperare ed arrivare ad un voto ben preciso (il nostro obiettivo).
Bisogna impegnarsi indubbiamente, ma possiamo anche calcolare quale voto dobbiamo riuscire ad avere per giungere al nostro obiettivo.
La formula che utilizzeremo per il nostro scopo è la seguente:
Dove p è il voto che desideriamo avere (in altre parole, il nostro obiettivo); n indica il numero totale di compiti che consideriamo (potremmo assegnare 4 a n, se abbiamo già fatto 3 compiti e dobbiamo fare il quarto ed ultimo compito del quadrimestre), dentro le parentesi ogni vn indica ciascuna valutazione che già conosciamo.
Ipotizziamo di voler ottenere 6 come media a fine quadrimestre e di aver avuto i seguenti voti:
Applicando la formula si avrà:
Pertanto se ci si impegna e si ottiene un sette e mezzo, alla fine del primo quadrimestre avremo un 6.
Qualche lettore si sarà sicuramente chiesto se veramente col risultato ottenuto si riesca ad avere 6, a questo proposito propongo il calcolo della media dei vari voti:
Le valutazioni prese in considerazione nel precedente esempio mostrano due insufficienze. Nel seguente caso, invece, si voglia calcolare quale voto bisogna ottenere per avere 8, sapendo che v1 = 8; v2 = 7; v3 = 9:
In questo secondo caso basterà avere 8 nell’ultimo compito del quadrimestre per assicurarsi un 8 nella media.
Lascio al lettore decidere se fidarsi della formula o calcolare da sé la media dei voti di quest’ultimo caso per rendersi conto dell’effettiva validità della formula
…
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La (mia) formula dei puzzle…

E’ un puzzle 14×13 tessere, ma consideriamolo un puzzle .
Di quante tessere è il puzzle? Basta calcolare (è ovvio).
Le tessere sono tutte uguali? No, alcune hanno due sporgenze, altre ne hanno tre, altre addirittura quattro.
Quante sono le tessere con due/tre/quattro sporgenze? Questi sono i dilemmi… ma per fortuna ci sono delle formule per calcolarle ![]()
Beh partiamo dal fatto che le tessere con due sporgenze sono costanti, infatti sono sempre 4.
E come calcolare le tessere con tre sporgenze?
Basta considerare il numero delle tessere nei bordi. Esso si calcola prendendo in considerazione le tessere su un bordo, ad esempio il sinistro e moltiplicarlo per due. Bisogna però eliminare le tessere sui quattro angoli in modo tale che aggiungendo il doppio del numero di tessere disposte sul bordo in alto si ottenga il numero di tutte le tessere nel bordo. Basta sottrarre nuovamente quattro per ottenere le tessere con tre sporgenze. In formule:
Infine, come calcolare le tessere con quattro sporgenze?
Sapendo che sono tutte le tessere del puzzle, sottraendo tutte le tessere con due e tre sporgenze (ovvero
, si ottiene questo):
Quindi tornando al mio puzzle 14×13 avrò:
- 4 tessere con due sporgenze,
- 46 tessere con tre sporgenze,
- 132 tessere con quattro sporgenze.
C’è bisogno di contare o ti fidi delle mie1 formule?
—
1 In questo caso ho messo la mia modestia da parte…
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Compiz, a modo mio
A me non piace avere un ambiente preimpostato, mi piace ogni volta personalizzarlo per adattarlo alle mie esigenze.
Anche Compiz non si sottrae alla mia personalizzazione, pertanto ho messo mano nella sua configurazione con CompizConfig Settings Manager (ccsm).
Gli effetti che ho inserito sono i seguenti:
- Dissolvi verso la scrivania: un effetto elegante che, una volta premuto il pulsante mostra scrivania, mostra il desktop gradualmente con una dissolvenza.
- Expo: un altro effetto elegante, a mio avviso, più elegante del desktop cubico. L’ho impostato in modo tale che per accedervi bisogna premere il tasto Ctrl e cliccare il margine sinistro o destro dello schermo.
- Muraglia di desktop: sinceramente non mi piace il selettore di area di lavoro che appare in sovraimpressione (menomale che si può disabilitare
) ma ho attivato quest’effetto per fare in modo che una finestra possa passare da un’area di lavoro all’altra per trascinamento, per muoversi tra le aree di lavoro premendo Ctrl + Alt + Freccia destra o sinistra o infine per muovere la finestra corrente in un’altra area di lavoro premendo Ctrl + Shift + Alt + Freccia destra o sinistra (bisogna fare un po’ di pratica con la tastiera
). - Decorazione finestra: aggiunge semplicemente l’ombreggiatura attorno alla finestra.
- Effetto minimizzazione: quando una finestra viene minimizzata, c’è una piccola animazione, infatti gradualmente la finestra si rimpicciolisce ed “entra” nell’elenco delle finestre.
- Finestre in dissolvenza: quando una finestra viene aperta o chiusa mostra una dissolvenza.
- Anteprima finestre: passando il mouse su una finestra in elenco appare una piccola anteprima.
- Informazioni sul ridimensionamento: visualizza su tutte le finestre (non solo quella del terminale) le dimensioni durante il ridimensionamento.
- Selettore a scorrimento: consente, premendo Alt + Tab, di sfogliare le finestre, visualizzate correntemente nell’area di lavoro.
Questi sono gli effetti che ho abilitato (oltre naturalmente quelli non citati per muovere le finestre, ed alcuni che non sono riuscito a rimuovere, poichè sono indispensabili per utilizzare gli altri che ho abilitato), per fortuna CompizConfig consente di importare ed esportare la configurazione che ora vi metto a disposizione.
Per importare la configurazione, basta recarsi nel terminale, digitare quindi:
ccsm
Se non dovesse essere installato, basta eseguire il comando:
sudo apt-get install compizconfig-settings-manager
Una volta aperto basta selezionare Preferenze dalla barra laterale, scegliere Importa, quindi aprire il file di configurazione che è possibile scaricare da questo link.
Se ne avete voglia, provatelo e poi fatemelo sapere
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Dal concetto alla comprensione
Non tutti riusciranno a comprendere ciò che ho appena scritto (a parte il fatto che LaTeX su WordPress non va come su Wikipedia
, infatti non mi ha reso la notazione del limite come si dovrebbe, ma voi accontentatevi lo stesso
) poichè è qualcosa che ha a che fare con la matematica.
Secondo me la matematica viene resa molto complicata ed astratta di quanto invece lo sia.
Trecentosessantatre anni fa nasceva a Lipsia (Germania) un filosofo, scienziato, matematico, glotteta, diplomatico, bibliotecario e avvocato (un personaggio eclettico, per intenderci). Parlo di Gottfried Wilhelm von Leibniz, a lui è infatti attribuita la paternità del concetto di limite (anche se quacuno ritiene Sir Isaac Newton il vero padre).
Ma cosa è questo limite?
E’ un concetto matematico, di analisi matematica nello specifico, ma per certi versi può essere riadattato ad un concetto filosofico.
Se in matematica rappresenta il valore a cui una funzione (o una successione) tende a valori che si avvicinano sempre più ad una certa soglia (si può rendere visivamente con un po’ di geometria analitica, che non guasta mai), in filosofia può racchiudere il concetto di utopia.
Il concetto è relativamente semplice eppure chi lo trova nuovo lo vedrà estremamente difficile e complesso.
Facciamo un esempio, consideriamo la funzione , non è molto difficile, se è “funzione” il termine nuovo, basta sapere che si può considerare come un’espressione il cui valore cambia a seconda del valore che diamo al suo argomento, per esempio in una funzione come
il valore della funzione cambia variando il valore di x (è più giusto dire nel linguaggio matematico f(x) è in funzione di x).
Se ora cambiano la x a si ottiene qualcosa del genere:
E’ logico che all’aumentare della x il valore di f(x) si avvicina sempre più a 0.
Quindi se prendiamo un valore ancora più grande, ma molto più grande… insomma, quale è la cosa più grande inimmaginabile? Naturalmente l’infinito, il quale si indica col simbolo . Possiamo quindi dedurre che
.
Questo concetto che ho cercato di dimostrare con diverse prove, si chiama, come detto all’inizio, limite; il limite di per valori di x che tendono (si avvicinano sempre di più) ad infinito, si usa scrivere in questo modo:
Siccome abbiamo dimostrato che è zero, possiamo infine scrivere:
Graficamente questo si dimostra in questo modo:
Sappiamo che è un’iperbole equilatera, e quindi il grafico è qualcosa del genere:

Notiamo quindi che muovendoci verso valori sempre più alti della x (quindi muovendoci orizzontalmente a destra), il valore della y decresce e si avvicina sempre più allo 0. E quindi ecco dimostrato graficamente il concetto.
Per concludere, il teorema “di fondo” che volevo dimostrarvi era che un concetto potrà essere semplice, ma paradossalmente la comprensione è molto più complicata!
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Controversie del Levitico. Le cose sono due:
- Ci si è dimenticati che i crostacei non si possono mangiare, ricordando solo che non si può essere omosessuali (perchè conviene così),
- Qualcuno ha deciso di negare i “divieti alimentari” e lasciare gli altri.
Dunque, dato che opterei per la seconda, posso trarre altre due conclusioni:
- Chi l’ha deciso, penso qualche papa, ha sbagliato,
- La chiesa ha anticipato di qualche secolo la nascita della logica fuzzy.
Perchè nella logica convenzionale se nego una piccola parte di un tutto, ho negato tutto (per esempio se nego che in una busta piena di sabbia ci sia un granello di sabbia, è come se negassi l’esistenza di tutta la sabbia nel sacchetto), mentre nella logica fuzzy posso negare lo 0,01% della sabbia avendo un valore di verità pari allo 0,9999 in parole povere la proposizione non è vera, ma non è falsa, è un po’ vera e un po’ falsa (più vera che falsa).
Chi lo saprà?
Mistero…
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Ciao Giuseppe,
anche tu adesso nel novero dei miei ex-alunni da ricordare, come tutti gli altri, con affetto!
Ma anche con una punta di nostalgia per tutte quelle discussioni sulla relatività, impossibile da spiegare con parole semplici o sul concetto di infinito, impossibile da comprendere quando si hanno soltanto 11 o 12 anni. E nonostante questo mi accorgevo che si aprivano nuovi orizzonti culturali e si destavano curiosità intellettuali.
Il cammino verso il futuro è arduo per tutti ma chi raccoglie la sfida con coraggio e si impegna con determinazione ha già la vittoria in pugno.
Auguri e buon lavoro!
Quella che leggete è la mail di risposta inviatami dalla mia ex professoressa di matematica, è un po’ vecchiotta (la mail, non la prof), infatti risale al 2/12/2008, ma guardando nelle vecchie mail in Gmail, l’ho ritrovata e la voglia di pubblicarla è stata più forte di me.
Oggi ho rivisto la professoressa: siamo cambiati entrambi, però una perla di saggezza la conservo, ovvero:
Il cammino verso il futuro è arduo per tutti ma chi raccoglie la sfida con coraggio e si impegna con determinazione ha già la vittoria in pugno.
Se ci togliessero i ricordi, noi uomini, perderemmo il nostro essere.
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